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L’hijab: il velo svela le sue nuove forme PDF Stampa E-mail
Scritto da elena rossi
Moda Etnica
Lunedì 09 Luglio 2012 00:00

(da sayidaty.net portale e rivista di moda dell’Arabia Saudita)


L’hijab o il velo dal verbo arabo Hajaba, velare è elemento portante della società islamica tradizionale e moderna.

Uso rimando immediato alla realtà che sancisce una tangibile forma di onoranza religiosa, di quell’Islam che il celebre islamista Bausani definisce un “Sistema totalizzante”; l’hijab è un dovere, o meglio un doveroso rispetto nei confronti di un Dio, ed anche subordine ad un autoritarismo maschile.

Dobbiamo tenere chiara in parallelo la differenza nota tra il velo hijab ed il burqa, da barqa’a mascherare velare, il velo integrale imposto, usato in Aghanistan ed in una larga estensione dell’Asia, frutto di imposizioni postume delle tradizioni più integraliste. Azzurro o nero ricopre la sagoma femminile per intero; solo uno spicchio“Svelato” consente di mostrare gli occhi per vedere o, in alternativa, una piccola retina consente di percepire alla “Velata” l’aria che respira.

Mi trovavo ad Amman in un grande albergo quando una sagoma femminile interamente ricoperta alle mie spalle cercava di bere con discrezione una lattina di coca-light, passandola sotto al velo che le copriva naso e bocca.

Quanto ero fortunata nella mia banale gestualità a sorseggiare la stessa bevanda. Questo, il Burqa.

Ma la donna araba che cammina per le strade delle cosmopolite città del Cairo o di Tunisi, in un contesto islamico moderno e moderato, può scegliere di abbracciare la propria tradizione; può scegliere di indossare l’hijab.

Nel corso di uno dei miei viaggi, conosco ad Abu Symbel Mouna, una giovane donna che ha studiato a Londra Archeologia e Storia dell’Arte, e lavora attualmente come guida turistica. Fervidamente colta, ironica e briosa, piena della sua rotonda empatia; porta un velo chiaro con dei fiorellini azzurri sopra la testa. Dopo che racconta la sempre eterna storia di Ramsete II e della consorte Nefertari, mi parla di sé, della sua esperienza all’estero e della sua vita attuale al Cairo. Fresca di felice matrimonio a ventiquattro anni, con un lavoro ed una professione stabile, vive la sua dimensione di donna moderna e musulmana. Risponde alle mie insinuazioni curiose_ troppo marcatamente Occidentali _che si domandano il perché del suo velarsi. “Ne sono felice, sono una donna libera. Liberamente vivo la mia vita, liberamente indosso l’hijab per rispetto del mio Dio e del mio uomo. Sorride felice; felicemente fiera del suo copricapo; non ha niente da invidiare ai miei capelli sciolti sulle t-shirt.

Un breve spaccato che solo testimonia come, a discapito di quanti pensano, dove la cultura musulmana possa esprimere naturalmente i suoi sviluppi nella biunivoca facoltà di conoscenza cultura ed apertura; dove possa leggere e confrontarsi con l’Occidente, dove sia viva, senza contaminatio di politica religiosa che trascende inevitabilmente in integralismo, l’hijab, il velo è un uso che non è imposto; è scelto.

Portarlo è avvalorare un senso di rispetto profondo.

Nella rara e sola cosciente preziosità dell’Islam libero è la donna che contempla la libertà di usare o meno l’hijab.

Il mio più grande augurio è quello che la donna, sempre possa scegliere.


Il pensiero della scrittrice palestinese Mayy Zyadah (1895-1941 ) sposa in lirica questo concetto.


Riecheggia nel mio cuore una parola,


più splendente della primavera,


più duratura della terra,


una parola che suggella il passato e vincola il futuro,


una sola parola che è incitamento, scopo e mezzo,


una parola profonda come la vita:


libertà


Negli ultimi anni l’hjab ha sviluppato delle forme e degli usi nuovi, grazie alla diffusione di Internet e dei moderni sistemi di comunicazione; è uscito dall’uso tradizionale diventando un elemento di moda.

L’ hijab nel gergo moderno taraha prevedeva delle forme tradizionali:

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_l’ hijab rettangolare nei paesi del Golfo;

_il xim?r in Egitto ed in alcuni paesi dell’Asia può coprire le spalle e persino le mani;

_l’ hijab quadrato o di forma rettangolare in Libano, Giordania e Turchia.


Le nuove espressioni dell’ hijab:


l’ hijab al jauala;

di un’ uso quotidiano e la fronte scoperta; forma semplice rettangolare, in cotone o in seta con due soli colori (doubleface) interscambiabili, adatto alla giovane che esce da scuola o alla lavoratrice che vuole sentirsi comoda.

L’ hijab serale Si porta dietro la testa o sulla fronte, prevede l’aggiunta di un nodo dietro la nuca a forma di un fiore o di una feluca, da cui si ha spazio per variazioni di forme e colori.


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L’ hijab suaryya


Il più prezioso dell’ hijab si elabora con ricami, ornamenti preziosi, è realizzato in tessuti preziosi come la seta e l’organza.

Prevede modelli svariati con l’inserimento di una collanina a filo di perle, di una goccia di cristallo sulla fronte, di un orecchino sulla sua cima.


L’hijab turco


Triangolare come vuole la tradizione turca può avere un nodo sotto il collo

con l’uso di una bandana. Via libera ai colori ma senza ricami o intarsio.


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(Tradotto dalla rivista Sayidati, portale di moda e bellezza dell’Arabia Saudita).

 

 

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